Storia della piramide alimentare

La piramide alimentare è una rappresentazione grafica triangolare che indica la frequenza e la quantità dei diversi alimenti da consumare nell’arco della giornata. La ricerca scientifica ha elaborato, nel corso degli anni, diversi tipi di piramide alimentare con lo scopo di essere una guida visiva per invitare la popolazione a seguire un programma di educazione alimentare. Per interpretarla si parte dal presupposto che gli alimenti situati al vertice della piramide sono quelli che dovrebbero essere consumati con moderazione mentre gli alimenti posti alla base sono quelli che bisogna consumare con più frequenza. La prima piramide alimentare Food Guide Pyramid nasce negli Stati Uniti nel 1992 ad opera del Dipartimento dell’Agricoltura (USDA) che propone uno strumento per seguire un’alimentazione sana ed equilibrata e con l’obiettivo di semplificare le informazioni delle Dietary Guidelines americane per mantenersi in salute. La piramide è formata da 4 sezioni e riporta le porzioni giornaliere di consumo raccomandate: la base è costituita da carboidrati complessi, al di sopra si trovano frutta e verdura, a seguire il gruppo delle proteine mentre il vertice contiene i grassi da condimenti e gli zuccheri aggiunti.

Nel 2003, gli studiosi statunitensi Willet e Stampfer pubblicarono la nuova piramide alimentare New Food Pyramyd con l’introduzione di importanti concetti: la differenziazione dei grassi di origine animale e vegetale, limitare l’uso di carni rosse e di carboidrati raffinati ma soprattutto la promozione dell’attività fisica e del controllo del peso corporeo. Successivamente i ricercatori si sono orientati verso la creazione di modelli sempre meno standard che tenessero conto dello stile di vita delle popolazioni e delle loro tradizioni alimentari. Nel 2005 è stata pubblicata MyPyramid, una nuova rappresentazione grafica costituita da fasce verticali di colore e dimenzioni differenti: arancione (cereali e derivati integrali), verde (verdura), rosso (frutta), giallo (olio e grassi), blu (latticini), viola (carne, pesce e legumi). È di nuovo confermata l’importanza dell’attività fisica con la figura di un uomo stilizzato che sale sulla piramide stessa.

mypiramid

Immagine: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:MyPyramidFood.svg

Nel 2010 le nuove Linee Guida Americane propongono il MyPlate che si differenzia dalla Piramide in quanto le sue indicazioni sono riferite al consumo degli alimenti per ogni pasto e non per l’intera giornata. L’immagine del MioPiatto è stata disegnata per suggerire alla popolazione come costruire un piatto sano, diviso in 4 parti: verdura, frutta, cereali e proteine. A fianco un piattino con latte e latticini (dairy).

Alimentazione - Myplate

Immagine: http://www.choosemyplate.gov/images/MyPlateImages/JPG/myplate_blue.jpg

Infine nel 2011 la Harvard School of Public Health sulla base dei più recenti studi elabora il Piatto Sano (Healthy Eating Plate), uno strumento semplice e intuitivo che illustra come devono essere composti i pasti e consiglia di moderare il consumo di latte e derivati a massimo 1-2 porzioni a giorno, invitando a bere più acqua, tè o caffè.

Il piatto sano

Immagine: http://cdn1.sph.harvard.edu/wp-content/uploads/sites/30/2012/09/HEPJan2015.jpg

In Italia? Nel 2005 l’Istituto di Scienza dell’Alimentazione dell’Università di Roma “La Sapienza” ha elaborato una Piramide Alimentare Italiana con l’obiettivo di orientare la popolazione verso comportamenti alimentari più salutari, tenendo conto delle abitudini alimentari italiane. Si articola in 6 piani in cui sono disposti i vari gruppi alimentari con colori diversi per sottolineare che ciascuno è caratterizzato da un differente contenuto di nutrienti e rispetto alla versione “americana” pone alla base frutta e verdura.

Piramide alimentare italiana

Immagine: http://www.piramidealimentare.it/

L’esigenza di associare ai consumi alimentari un’adeguata attività fisica e di individuare una giusta distribuzione dei gruppi alimentari, ha portato successivamente alla creazione della Piramide Settimanale dello Stile di Vita Italiana. Questa si basa sulla definizione del concetto di Quantità Benessere (QB) sia per il cibo che per l’attività fisica, e rappresenta la porzione standard in grammi di alimento da considerare come unità di misura per una corretta alimentazione. La base è sempre composta da frutta ed ortaggi, al secondo piano i cereali, il terzo livello è occupato da alimenti proteici (carni, uova, legumi, pesce e salumi), al quarto livello latte e formaggi insieme ai condimenti, infine all’ultimo livello troviamo i dolciumi e le bevande alcoliche.

Piramide attività fisica

Immagine: http://www.piramidealimentare.it/pg-af/att-fisica.php

Nel novembre del 2009, il Centro Universitario Internazionale di Studi sulle Culture Alimentari Mediterranee ha presentato una prima versione della Piramide Alimentare della Dieta Mediterranea Moderna, elaborata in collaborazione con INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti). La piramide si rivolge a tutti gli individui di età tra i 18 e i 65 anni e pone alla base l’attività fisica, la convivialità a tavola, l’abitudine di bere acqua e suggerisce di privilegiare il consumo di prodotti locali e di stagione. Rispetto alla piramide precedente non fornisce indicazioni iconografiche degli alimenti ma presenta indicazioni sulla frequenza di consumo giornaliera e settimanale. Inoltre si evidenzia l’importanza dei cereali integrali (quelli raffinati sono all’apice e vanno assunti con moderazione) e dell’olio d’oliva; gli alimenti di origine animale e i prodotti caseari sono da consumare in piccole quantità.

Oggi, oltre ad alimentarsi in modo corretto occorre tenere in considerazione che le scelte alimentari sono responsabili del 25% sull’impatto ambientale. Nasce così la Doppia Piramide (alimentare e ambientale) elaborata nel 2010 dal Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN) con lo scopo di suggerire ai consumatori un’alimentazione che sia equilibrata dal punto di vista nutrizionale e sostenibile per l’ambiente. Per ogni categoria di alimenti sono stati valutati tre punti: emissioni di gas serra (Carbon Footprint, impronta di carbonio), utilizzo delle risorse idriche utilizzate nel ciclo di produzione (Water Footprint, impronta idrica) e uso del suolo, cioè l’area di superficie per soddisfare i consumi e assorbire i rifiuti (Ecological Footprint, impronta ecologica).

Articolo scritto dalla Dott.ssa Annalisa Taccari
Biologa Nutrizionista
E-mail: at.nutrizionista@tiscali.it
Sito web: www.nutrifun.it

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