Modello di prestazione nel ciclismo – Parte prima

Per capire cosa si intende quando si parla di modello di prestazione in ambito sportivo, bisognerebbe risalire al significato stesso della parola allenamento; così, mi sono messo alla ricerca e mi sono perso in un mondo di definizioni, ognuna a completamento dell’altra; in estrema sintesi, potrei dire che l’allenamento è una continua proposta di sollecitazioni fisiche che hanno come scopo il potenziamento delle prestazioni in una determinata specialità.
Il modello di prestazione non è altro che la conoscenza dettagliata di cosa potrà accadere nella attività che andremo a svolgere. Come potrete immaginare, le diversità non sono solo tra uno sport e l’altro; diverso è fare una corsa in salita o una gara in circuito, così come diverso sarà l’approccio sulla base delle nostre caratteristiche.

Cerchiamo di fare una breve cronistoria: fino agli anni ’80, le conoscenze di quello che accadeva in gara si basavano quasi esclusivamente sui racconti delle sensazioni dei ciclisti partecipanti; i pochi dati medico scientifici venivano raccolti prima o dopo della gara; unico riferimento degno di studio erano i dati cronometrici. Poi, con il record dell’ora di Moser, c’è stato l’avvento del cardiofrequenzimetro: si è cominciato ad avere accesso a dati reali, a risposte dell’organismo di chi stava spingendo.
Mediante lo studio di questi dati si è potuto approfondire il concetto di soglia anaerobica e si è notato che raramente il cuore si spingeva oltre questi parametri; da qui la convinzione che il ciclismo fosse uno sport prettamente aerobico.

Risale a pochi anni dopo l’avvento dei primi misuratori di potenza, anche se non si è capita subito la reale utilità e soprattutto si trattava di strumenti troppo complessi e costosi perché diventassero pratici da usare; però, come si sa, la tecnologia migliora al passo con i tempi, così, nel giro di un altro decennio sono apparse delle guarniture strane, munite di “contachilometri” gigantesco, in grado di misurare la potenza e soprattutto di registrare cosa stesse accadendo in gara.

Cosa è cambiato dall’avvento del cardiofrequenzimetro a quello del misuratore di potenza?
Prima era come se avessimo una automobile con il solo contagiri. La nostra macchina può andare a 3.000 giri, sia in prima che in quinta marcia, inoltre può fare gli stessi giri in salita o in pianura, ma non è la stessa cosa: le prestazioni sono completamente diverse; così, il primo grande passo, è stato una analisi della gara completamente diversa grazie a nuovi strumenti.
Con lo studio della potenza espressa, si sono evidenziate un numero considerevole di variazioni di ritmo, la maggior parte superano la soglia anaerobica di un 20% altre vanno decisamente oltre; anche in gare ritenute prettamente aerobiche, come le granfondo dei cicloamatori, si arrivano a contare una infinità di fuori soglia, quasi tutti di una durata compresa tra i 20 e i 40 secondi. La particolarità, quello che non si sapeva prima, è che queste variazioni di ritmo non vengono rilevate dal cardiofrequenzimetro, o meglio, il cuore non fa in tempo a salire e non scende con la stessa rapidità, così potremmo avere 2 letture completamente differenti: ad esempio, il misuratore di potenza ci potrebbe dire che abbiamo fatto una serie di tratti con brevi accelerazioni sopra soglia e brevi recuperi quasi passivi, ipotizziamo per un periodo di 5 minuti; il cardiofrequenzimetro ci avrebbe detto che, per gli stessi 5 minuti, abbiamo pedalato quasi esclusivamente alla soglia anaerobica.

Inoltre, dalla analisi dei dati potremmo rilevare che sulla stessa salita, fatta allo stesso numero di Watt, abbiamo avuto una risposta cardiaca diversa a seconda del rapporto usato, o meglio del numero di pedalate; in questa maniera possiamo arrivare ad ottimizzare la nostra prestazione.

A conclusione di questa prima parte, mettiamo a confronto i parametri raccolti per la valutazione del modello di prestazione:
1. In principio, c’era il solo tempo di percorrenza e in parte il numero delle pedalate.

2. Con l’avvento del cardiofrequenzimetro si è cominciato ad analizzare la risposta cardiaca.
3. Poi è arrivato il misuratore di potenza e ai parametri da analizzare, si sono aggiunti la potenza (Watt), lintensità delle azioni, la loro durata e una analisi dettagliata di tutto questo in rapporto al numero delle pedalate.

Articolo scritto da Ercole Della Torre
Direttore Sportivo di 3° livello – Categorie internazionali
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