Il telaio della bicicletta da corsa: geometria e misure

Cresciuto a pane e bicicletta, ho passato parte della mia infanzia nella bottega di un artigiano costruttore di telai per biciclette; passavamo le giornate a discutere di geometrie così banali e così affascinanti, si restava incantati nel guardare quelle saldature che dovevano diventare rosso ciliegia e che, appena terminate, venivano messe sotto una coperta per rallentare il più possibile il raffreddamento.

Le geometrie dei telai delle bici da corsa
Le geometrie erano simili a quelle odierne, un triangolo centrale, composto da tubo piantone, ovvero, quello al quale è ancorato il canotto reggisella, il tubo orizzontale, il tubo dello sterzo e il tubo obliquo, ovvero quello dove venivano saldati gli attacchi per le leve del cambio e i rivetti per avvitare il porta borraccia. Un altro triangolo costituiva il carro posteriore, due tubi saldati al piantone, si univano tra loro tramite il forcellino posteriore; poi, il carro anteriore, ovvero la forcella davanti, da sola meritava di essere definita una opera d’arte, la giusta curvatura dei tubi, la dovuta inclinazione, la scelta della testa di forcella, il tubo di sterzo, i forcellini da innestare e saldare nei foderi di forcella; tutto questo messo insieme da mani sapienti che conoscevano le venature della lega di acciaio, perché un tubo saldato nel verso sbagliato, poteva comportare un telaio storto dopo il raffreddamento. Mario, il telaista, è ancora lì, nella sua officina, ha più di ottant’anni, non fa più telai, solo perché non se ne vendono più, però restaura biciclette d’epoca, vintage come vengono chiamate adesso, la sua collezione emoziona chiunque ami la bicicletta.

Photo-telaio-tradizionale-e-sloping-copyright-www.obiettivofitness.com

Il telaio tradizionale e il telaio sloping a confronto. Autore immagine: Mirco Rossi. Pubblicata sul portale obiettivofitness.com il: 23/01/2015. Immagine coperta dai diritti d’autore. Copyright Obiettivofitness.com

La vera differenza nella scelta del mezzo la fanno le misure, una maggiore inclinazione del tubo piantone rende il telaio più steso, così, sulla base della attività che ci apprestiamo a svolgere e delle nostre misure antropometriche, potremo scegliere un telaio con una inclinazione di 75 gradi, piuttosto che di 72, certo, una volta, che la produzione era artigianale, la scelta era più semplice, però, il mercato offre tante varianti.
Sempre in riferimento al tubo piantone, dobbiamo sapere che, un telaio meno inclinato, sarà più scattante, ma anche meno confortevole, per via delle vibrazioni che arriveranno in maniera diretta.
Quello che ci interessa del tubo orizzontale, è la lunghezza, a mio avviso la misura più importante; premesso che il telaio deve essere di misura, dobbiamo sapere che, un telaio più corto sarà più performante, ma anche più difficile da guidare, per via del nostro peso che caricherà maggiormente sulla ruota anteriore, purtroppo, le tendenze attuali sono quelle di fare telai sempre più piccoli.

 

Novità abbastanza recente, è il telaio sloping, scelta che riguarda l’inclinazione del tubo orizzontale che, una volta doveva essere rigorosamente parallelo al terreno; questa variante, ha permesso di ottenere telai più piccoli con le ruote da 28, dove, una volta, la minima misura possibile era di 51 cm di altezza.
Il carro posteriore è sempre più raccolto, al punto che, alcune ditte sono arrivate a sagomare il tubo piantone per avvicinare il più possibile la ruota al telaio e i forcellini hanno perso i loro registri di lunghezza, a seguito dell’incastro obbligato, scelta che rende difficile l’allenamento invernale con lo scatto fisso.
La forcella anteriore e l’inclinazione del tubo di sterzo, sono rimasti sostanzialmente invariati nelle loro geometrie, anche se, per primo Colnago, ha eliminato la curvatura dei foderi di forcella; anche qui, c’è da sapere che una forcella più inclinata renderà il mezzo più stabile, mentre una più raccolta permetterà una guida più precisa.  Alcune novità abbastanza recenti, riguardano lo sterzo integrato nell’apposito tubo, anche se, alcune biciclette degli anni ’40, mostrano qualcosa di molto simile; poi, la forma dei tubi, che vanno dall’ovale al triangolare, rendendo il mezzo più aerodinamico e rigido dove serve, a questi sono seguiti tubi reggisella, anch’essi di forma diversa. Possiamo notare modifiche nei passanti dei cavi, nei vari punti di ancoraggio, e soprattutto nel bloccaggio del canotto reggisella, che una volta aveva una apposita sede nel telaio, mentre adesso, per la diversa resistenza del carbonio, ha un apposito collarino.
Per ultimo, il cuore della bicicletta, quella scatola che si trova tra il piantone e l’obliquo, contiene il movimento centrale, ha incastonata una parte in alluminio, per permettere l’inserimento del movimento stesso, col tempo si è un pochino ingrossata, per renderla più rigida e ristretta, per permettere alle gambe di pedalare più ravvicinate, ma sostanzialmente non è cambiata più di tanto.
In funzione dell’uso, potremmo trovare un movimento centrale più alto da terra, questo avviene, ad esempio, nel ciclocross, per evitare meglio gli ostacoli e nella pista, per non toccare col pedale nelle curve.

Il materiale dei telai delle bici da corsa
Il materiale dei telai è cambiato, o meglio, la scelta si è ampliata e le preferenze si sono orientate verso altri materiali.
I primi rivali dell’acciaio, sono stati l’alluminio e il titanio, il primo più rigido, forse troppo, il secondo dura una vita ed è performante, ma è molto costoso, sia per il metallo che per le difficoltà di saldatura, però, le sue caratteristiche, lo rendono ancora appetibile agli occhi di appassionati.

Poi è arrivato il carbonio (composto a matrice polimerica epossidica con fibre di carbonio), che, a tutt’oggi, la fa da padrone, il minor peso, l’alta resistenza meccanica, la possibilità di sagomare i tubi, di orientare le fibre e dare flessibilità e rigidezza dove serve, rendono questo materiale universale. Altra cosa da sapere, sui telai in carbonio, riguarda la loro composizione, che può essere monoscocca, come dice la parola stessa, in un unico blocco, oppure fasciato, ovvero, dei tubi precostruiti e assemblati con delle vere fasciature di carbonio, sicuramente più pregiati i primi, infine la qualità del carbonio stesso, qui entriamo in un campo estremamente tecnico, la sigla che prima salta all’occhio, e K, preceduta da un numero, dove K equivale al numero di fibre di carbonio per filo per mille, quindi, più è alto è il numero, più fili ci saranno, questo non vuol dire che un numero più alto rappresenti un telaio più pregiato, al contrario, un telaio 1 K sarà più rigido di un telaio 12 K, attualmente, il miglior compromesso sembra lo diano i telai 3 K, anche se, a fare la differenza, sono le sovrapposizioni dei vari materiali, tra cui il Kevlar.

Cosa scegliere? La domanda più giusta, sarebbe: quale attività vogliamo svolgere? Quali sono le nostre caratteristiche fisiche? Sulla base di queste risposte, inizieremo la nostra ricerca, magari affidandoci ad una persona esperta che saprà consigliarci le misure migliori e i materiali più adatti a noi.

Articolo scritto da Ercole Della Torre
Direttore Sportivo di 3° livello – Categorie internazionali
Copyright Obiettivofitness.com – Licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License (CC BY-NC-ND 4.0).