Friedrich Ludwig Jahn

Nato nel 1778 nella Germania settentrionale, figlio di un predicatore, studente universitario, patriota antinapoleonico e successivamente insegnante statale di ginnastica e agitatore politico, Jahn diventò il principale ispiratore di un modello di educazione fisica finalizzata all’esaltazione del nazionalismo e del senso di unità, in contrapposizione all’individualismo promosso dallo sport di origine anglosassone, che privilegiava l’azione del singolo e la libera iniziativa. Per Jahn la ginnastica era non solo un esercizio fisico, ma anche e soprattutto un sistema di educazione per promuovere il senso di appartenenza alla nazione e il patriottismo, esaltare le tradizioni e i costumi locali, valorizzare la lingua tedesca (tanto che bandì l’uso di qualsiasi termine straniero per parlare di ginnastica), diffondere lo spirito di comunità e l’idea di popolo (Volk) nei cittadini tedeschi, aldilà dei regionalismi.

La ginnastica diffusa da Jahn era governata da un sistema di severe regole che servivano a diffondere senso di obbedienza e unità; preferiva la barra orizzontale e la corsa su lunga distanza, ed insieme ad alcuni studenti universitari elaborò esercizi di gruppo che assomigliavano quasi a manovre militari.
Nel 1810 Jahn pubblicò l’opera Deutsches Volkstum, con l’intenzione di diffondere il proprio pensiero respingendo lo “sport” come estraneo alla cultura tedesca e, più in generale, dimostrando intolleranza verso tutto ciò che riteneva contrario allo spirito del popolo tedesco e alla sua omogeneità; di qui la sua natura anticosmopolita e antisemita, dato che gli ebrei venivano visti come estranei al Volk.
In seguito a questa pubblicazione, nacquero i Turnen, associazioni ginniche formate inizialmente da giovani studenti (quindi di ceto medio-alto), dove l’esercizio era fortemente ritualizzato e collettivo; nel Turn era obbligatorio l’uso dell’uniforme, così come l’uso del “tu” tra compagni e del saluto con l’heil. Tutto ciò doveva servire alla creazione di una democrazia naturale, dato che i Turnen erano dei luoghi di vera e propria assemblea pubblica diffusi in tutto il paese.

Nel periodo della Restaurazione, i governanti conservatori si opposero alle idee di Jahn e perseguitarono i Turnen e il  suo ideologo, che subì anche il carcere.
Nonstante ciò, Jahn aveva diffuso nella vita pubblica ed intellettuale tedesca un forte interesse per l’educazione fisica finalizzata ad uno scopo sociale e politico; anche se i Turnen di Berlino vennero soppressi dal governo prussiano, in altri territori della Germania continuarono ad esistere e vennero sempre più tollerati dai governi autoritari, tanto che gli aderenti passarono da 12.000 nel 1818 a più di 170.000 nel 1880, includendo un po’ alla volta anche operai ed artigiani, donne, anziani e bambini, superando le barriere dovute alla differenza di codizione sociale.

I Turnen costituirono veri e propri club collegati tra loro grazie ad organizzazioni regionali, pubblicarono bolettini e promossero un’intensa e varia attività sociale, che si svolgeva attraverso gite, manifestazioni, raduni sportivi.
Il movimento dei Turnen ebbe un carattere nazionalistico e militare; l’unificazione della Germania grazie all’esercito prussiano e la vittoria delle truppe tedesche su quelle francesi a Sedan nel 1870 vennero considerate frutto di un addestramento derivato dall’ampia diffusione dei Turnen e delle idee di Jahn, che furono prese a modello da altre nazioni per i propri movimenti ginnastici, soprattutto là dove lo spirito nazionalistico coincideva con la lotta di indipendenza da un regime oppressore straniero.

Anche in Italia la ginnastica si mescolò con le lotte di indipendenza del Risorgimento, tanto che Garibaldi stesso diventò promotore delle associazioni di tiro a segno, Quintino Sella fondò il Club Alpino Italiano e molti capi militari furono anche promotori delle organizzazioni ginniche.

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Bibliografia:
1. S. Pivato, L'era dello sport, Giunti, Firenze, 1994
2. G. L. Mosse, La nazionalizzazione delle masse. Simbolismo politico e movimento di massa in Germania (1815-1933), Il Mulino, Bologna, 1975 
3. R. D. Mandell, Storia culturale dello sport, Laterza, Bari, 1989