Pierre de Coubertin e le Olimpiadi moderne

Pierre Frédi, barone de Coubertin (1863-1937) fu l’ideatore e promotore delle Olimpiadi moderne.
Le ragioni che lo spinsero a riportare in vita il mito dei giochi olimpici greci sono tuttora dibattute, anche se si possono individuare alcuni motivi nei suoi numerosi scritti.
Pierre Frédy Baron de Coubertin

Pierre Frédi, barone de Coubertin Fonte immagine: https://commons.wikimedia.org

L’ispirazione gli venne dal modello classico dei giochi olimpici, che costituivano nella società greca un periodo di pace, festa e ritualità in grado di interrompere persino le guerre; inoltre, tra le potenze europee a lui contemporanee, l’Inghilterra forniva un modello invidiabile: aveva raggiunto una notevole ricchezza, una grande espansione territoriale e attraversato un’evoluzione politica pur mantenendo una distinzione tra le classi e un ordine sociale stabile. Tutto questo, per Coubertin, aveva origine nell’educazione riservata all’alta borghesia, in particolare nei college, che osservò e studiò da vicino; si convinse così che l’aspetto importante dell’educazione inglese risiedeva nella vita all’aperto e nella competizione in gare atletiche e sport che formavano sia il corpo che il carattere dei giovani. Anche la Germania, con il suo rinnovato sistema di istruzione e la sua educazione fisica finalizzata al militarismo, forniva una prova dell’importanza dello sport per ottenere positivi risultati politici e militari.

Coubertin, però, non era un borghese e non amava della borghesia lo spirito utilitaristico e il mercantilismo; per questo uno degli ideali che poi avranno fortuna nella sua versione del mito olimpico, sarà quello del dilettantismo. Nonostante nella Grecia antica il professionismo avesse una parte preponderante nelle gare atletiche, Coubertin e il suo collaboratore Sloane promossero quello che chiamavano lo “sport pulito”, esente da gratifiche economiche di qualsiasi tipo, tanto che nelle prime edizioni delle Olimpiadi furono bandite le medaglie d’oro, fingendo di rifarsi allo “spirito greco” e alla “purezza originaria” dei giochi.

La cerimonia d'apertura

Cerimonia apertura olimpiadi. 1896 Fonte immagine: https://commons.wikimedia.org

Le prime olimpiadi si tennero ad Atene, che all’epoca era una città periferica dell’Europa, con circa 100.000 abitanti e una monarchia in bancarotta. I finanziamenti per l’organizzazione dei giochi vennero pertanto raccolti da illustri “sponsorizzazioni” di facoltosi greci residenti negli Stati Uniti, da re Giorgio, dalla vendita di serie speciali di francobolli e dall’alto costo dei biglietti di ingresso.
Coubertin, oltre a inserire nel programma gli sport “moderni”, insistè per dare maggior risalto alle discipline atletiche tipicamente americane e inglesi. Aggiunse inoltre una “corsa maratona” che ricalcava la leggenda della mitica battaglia, concludendosi nella pista dello stadio di Erode Attico, restaurato per l’occasione con l’enorme contributo raccolto.
Coubertin ideò anche tutto il cerimoniale di inaugurazione e premiazione, le parate e i concerti di contorno, finalizzati anche a coinvolgere il più possibile gli spettatori; aveva infatti capito che lo sport e i giochi olimpici potevano rivestire un’efficace funzione di sedativo sociale, capaci di infondere unità e pacificazione in un periodo di lotte sociali e conflitti di classe.

Le Olimpiadi si tennero dal 5 al 15 aprile 1896, tra l’entusiasmo della popolazione locale. La maggioranza degli atleti partecipanti era greca, addestrata appositamente in vista delle gare; c’erano inoltre un gruppo di statunitensi per le gare di atletica, nuoto e tiro, sei atleti “inglesi” (in realtà un australiano, un sudafricano, due turisti di passaggio e due camerieri dell’ambasciata britannica), sei ungheresi, uno svizzero, uno svedese, un danese, un austriaco; un italiano era arrivato a piedi da Milano ma non potè gareggiare perchè non aveva nessun documento che ne attestasse il dilettantismo. Un numeroso gruppo di atleti tedeschi fu invitato direttamente dalla monarchia greca e prese parte ai giochi vincendo quasi tutte le gare di ginnastica, anche se Friedrich Ludwig Jahn era sempre stato contrario allo sport anglosassone e in generale “straniero”.

Le due edizioni successive furono inglobate all’interno delle Esposizioni Universali di Parigi (1900) e Saint Louis (1904), con risultati discutibili dal punto di vista sportivo e organizzativo.
A Parigi non si capì quando iniziarono e finirono i giochi e  spesso ci si dimenticò di assegnare le medaglie e ci furono in generale irregolarità nelle gare; Saint Louis fu una degradazione, una specie di rassegna di fenomeni da baraccone che degenerò nelle “giornate antropologiche”, nelle quali persone di diverse etnie venivano messe a confronto.

Coubertin ebbe modo di rifarsi nel 1908 a Londra, con sponsorizzazioni che permisero la costruzione di un nuovo stadio con una capienza di 100.000 spettatori e una piscina di 100 metri.
Il gruppo dei giudici era totalmente composto da inglesi, poiché erano esperti nella gestione di grandi manifestazioni sportive, anche se questo provocò evidenti parzialità durante le gare.
Altre innovazioni furono: la partecipazione per la prima volta di atlete donne, la sfilata delle squadre, l’assegnazione delle medaglie d’oro ai vincitori.
Il clima non fu propriamente quello pacifico e festoso inteso da Coubertin, anzi: il patriottismo esasperato ebbe modo di manifestarsi  per le irregolarità arbitrali e la mancata definizione di alcune regole di gioco.

I giochi di Londra, però, consacrarono la prima leggenda dello sport italiano e mondiale moderno: il maratoneta Dorando Pietri.
Pietri, originario di Carpi, era un garzone di pasticceria, dal fisico minuto e dal passo sgraziato. Entrò per primo nello stadio accolto dall’ovazione di 75.000 spettatori, infilando la pista in senso contrario; cadde più volte ormai allo stremo delle forze, venendo aiutato a rialzarsi dai giudici e sorretto dal megafonista fino al traguardo. Pietri si accasciò ed entrò in coma. La folla lo acclamò commossa e fischiò la decisione dei giudici di proclamare vincitore il secondo arrivato, lo statunitense Hayes.
Dopo 24 ore Pietri si riprese e potè godersi il trionfo di vincitore morale dell’Olimpiade, con un giro di pista che vide piovere fiori, un bracciale d’oro e una lettera con una proposta di matrimonio; la regina Alessandra gli donò una coppa colma di sterline, lo scrittore Arthur Conan Doyle avviò una sottoscrizione a suo favore, il compositore Irving Berlin scrisse una canzone a lui dedicata dal titolo Durando, la stampa italiana gli dedicò ampio spazio.
Pietri, dopo aver svolto il mestiere di autista nel periodo fascista, morì nel 1942; anche se in Italia pochi lo ricordavano, in Inghilterra era ancora un mito, tanto che per le Olimpiadi di Londra del 1948 gli organizzatori si rivolsero al governo italiano per averlo all’inaugurazione, ignari della sua morte, ingannati da un anziano ubriacone di Birmingham che si spacciava per lui.

Approfondimenti video

London Calling – Federico Buffa e Angelo Caruso – Atene 1896 https://www.youtube.com/watch?v=FNuMVHS3nms
Dorando Pietri – Maratona Olimpiadi Londra 1908 https://www.youtube.com/watch?v=e5_LGh9Sndo

Copyright Obiettivofitness.com – Licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License (CC BY-NC-ND 4.0).

Bibliografia:
1. Remo Bassetti, Storia e storie dello sport in Italia. Dall'Unità a oggi, Marsilio, 1999 
2. R. D. Mandell, Storia culturale dello sport, Laterza, Bari, 1989