Lo sport nell’800

Lo sport per come lo conosciamo noi oggi, nelle pratiche e nell’organizzazione, nasce tra il 1600 e il 1800; si sviluppa principalmente in nord Europa: Germania, Svezia (dove sono stati creati molti attrezzi ginnici), Francia e Inghilterra, per poi diffondersi successivamente in tutto il continente.
Nel nostro paese la ginnastica si afferma nell’appena nata Italia. La prima regione dove si diffonde lo sport organizzato è il Piemonte, in particolare Torino, dove nel 1861 viene fondata la prima scuola per diventare maestri di ginnastica.

La nascita di questa scuola proprio nel capoluogo piemontese non è casuale; infatti proprio qui, già nel 1833, lavorava il maestro svizzero Rodolfo Obermann, chiamato in Italia dalla “Accademia Reale di Torino” per allenare i soldati italiani nelle guerre contro l’Austria. La sua attività piacque così tanto che nel 1844, sempre grazie all’attività del professore svizzero e del medico Alberto Gamba, venne creata la prima associazione sportiva in Italia, la “Reale Società Ginnastica di Torino“, una tra le prime in Europa.

Nel 1859, ancora prima dell’Unità, il Regno di Sardegna promulgò la legge Casati che introduceva l’educazione fisica nelle scuole, poi estesa a tutto il territorio italiano dopo l’unificazione.
La nuova disciplina veniva impartita poco e male, sia per mancanza di strutture e di personale, sia per la scarsa considerazione di materia e insegnanti. Oltretutto vi fu anche una certa riluttanza delle classi soprattutto piccolo borghesi ed operaie ad accettare che il ‘sacro tempio’ dell’istruzione fosse “contaminato” da tale “folcloristica” disciplina, e si temeva che la stessa fosse addirittura dannosa per i giovani.
Di lì a poco si aprirono altre società sportive, prima a Venezia e poi a Milano, e negli ultimi venti anni dell’800 si formarono le prime federazioni nazionali di nuoto, ginnastica, tiro a segno e ciclismo. In questa crescita il nord Italia è sicuramente avvantaggiato, sia per vicinanza con i paesi maggiormente sviluppati nell’attività sportiva, sia per il maggior benessere economico che permette alle persone di avere del tempo libero per dedicarsi a queste nuove attività.

Tutto questo movimento portò non solo alla creazione dei vari campionati nazionali dei vari stati, ma, a cavallo tra il XX e XXI secolo, si avviano le competizioni internazionali tra paesi. Su tutte sicuramente la più importante e nobile sono le Olimpiadi: le prime Olimpiadi moderne della storia sono quelle di Atene del 1896, ideate e promosse da Pierre de Coubertin.

In Italia lo sport ha un forte imprinting militare e patriottico, e le palestre diventano vere e proprie “fucine di nazionalismo” per dirla con il ‘padre’ della ginnastica tedesca, Friedrich Ludwig Jahn: i giovani imparavano ad amare la patria attraverso la pratica della ginnastica. Nell’800 si radica in tutt’Europa il binomio Patria – Sport, prima nel nord Europa, solo successivamente in Italia. Nel nostro paese questo binomio, tra il 1821 e il 1870,  ha il merito di tenere uniti tutti i partiti politici dell’epoca: liberal-moderati, repubblicani, cavouriani, garibaldini, mazziniani, Destra e Sinistra storica.

Esempi di questa mescolanza tra sport e politica sono Quintino Sella, ministro delle finanze e appassionato di alpinismo, che è tra i fondatori del Club Alpino Italiano, e Giuseppe Garibaldi  grande propagandista e appassionato del tiro a segno, ma anche schermidore, cacciatore e nuotatore provetto, così come le società ginniche che promuovevano l’irredentismo patriottico a Trieste e Trento.

Come mai questa congiuntura? Da un lato si doveva rispondere alle nuove necessità militari imposte dal nazionalismo e dalla competizione capitalistica/colonialistica tra gli stati europei. Dall’altro, in Italia questa peculiarità di tipo militare dipende dal processo di conquista e unificazione che si è avuto nel nostro paese ed è stato messo in pratica da Cavour.
Questa caratteristica sarà poi ereditata e sviluppata dal fascismo nel ventennio.
Come in tante altre funzioni e settori, il Piemonte anche nello sport diventa modello di riferimento per tutte le altre regioni d’Italia.
La ginnastica acquisì una dimensione puramente sportiva solo dopo alcuni anni, quando riuscì ad emanciparsi dal carattere premilitare che aveva assunto dalle sue origini.

Articolo scritto dal Dott. Daniele Susini
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