Lo sport agli inizi del ‘900

Nei primi del ‘900 lo sport è molto diffuso e praticato, tanto che nel 1914, per celebrare la “tregua di Natale” sui fronti della prima guerra mondiale, i soldati non solo si scambiano regali ma per fraternizzare giocano al fronte tra le trincee improvvisate partite di calcio.

Questo semplice esempio trasmette quanto agli inizi del XX secolo lo sport sia diffuso in molte classi sociali. Ѐ in questa fase pioneristica che gli sport, radicandosi tra la gente, vedono la nascita dei campionati e delle manifestazioni nazionali e quindi l’avvento del professionismo e del mito del campione.

L’elenco delle competizioni sportive che nascono in quegli anni è lungo: le prime olimpiadi moderne (1896), i campionati di calcio nazionali, il campionato del mondo di calcio (1930); nel ciclismo Tour de France (1903) e Giro d’Italia (1909); le imprese motoristiche, la MilleMiglia nel 1927 e prima ancora la Targa Florio nel 1907;  le imprese alpinistiche con la conquista delle vette della Alpi.

Questo sviluppo non è solo dovuto allo sport in quanto tale, ma anche alla nascita dei mass media che lo diffondono, dai giornali (che nascono in quegli anni) alla radio e alla televisione, i quali danno grande visibilità alle imprese sportive, arrivando dentro alle case grazie alla voce dei radio cronisti (su tutti Nicolò Carosio). Paradigmatica in questo senso è la carriera di Johnny Weissmuller, nuotatore americano vincitore di 5 medaglie d’oro alle olimpiadi e diventato, dopo la fine della carriera agonistica, attore nelle vesti di Tarzan.
Grazie ai media e al modo in cui raccontano le gesta degli sportivi, questi diventano eroi acclamati pubblicamente. I nomi che si impongono nel panorama nazionale sono Ottavio Bottecchia e Costante Girardengo nel ciclismo (successivamente Learco Guerra e Alfredo Binda); lo sfortunato maratoneta Dorando Pietri alle Olimpiadi di Londra del 1908; Nedo Nadi, vincitore diciottenne della prima medaglia d’oro alle olimpiadi per la scherma; nell’atletica, il bicampione olimpico Ugo Frigerio. Questi nomi diventano famigliari a tutti, adulti e bambini, uomini e donne.

Lo sport diventa un fenomeno mondiale e come già avveniva in precedenza, si conferma terreno di scontro e di sfida tra nazioni. I connotati nazionalistici che si impongono agli sport nei casi più eclatanti superano l’impresa sportiva stessa; significativo non è solo l’esempio iniziale, ma anche il fatto che le truppe che combattono la prima guerra mondiale sono incitate a fare sport per tenersi in forma moralmente e spiritualmente. Questa sarà una deriva che vedrà il suo apice con l’avvento dei totalitarismi.

Sicuramente un capitolo a parte va riservato alle gare motoristiche di auto e moto, nuova frontiera dello sport di inizio secolo. Il perché è facile dirlo: essi non furono esclusivamente sport, ma per i loro aspetti innovativi e rivoluzionari, soprattutto a livello sociale, essi influenzarono la cultura, l’arte e l’intera società italiana.
Lo sviluppo di questi sport in Italia è clamoroso: da fine ‘800 le gare automobilistiche si moltiplicarono in tutta la penisola, da nord a sud; i motori affascinano tutti i ceti sociali, anche se possono essere avvicinati solo dai ceti più abbienti, visti i costi per praticare questo sport. Oltre alle due gare sopracitate, si segnalano per importanza il raid automobilistico Pechino – Parigi del 1907 vinto da una coppia di piloti italiani, il gran premio di Indianapolis negli Stati Uniti, la coppa Acerbo e il primo gran premio d’Italia del 1921 a Brescia.

Lo sport diventa un fenomeno talmente popolare e influente nella società che per la prima volta nella sua breve storia attira l’attenzione di un movimento artistico e culturale come il futurismo di Filippo Tommaso Marinetti, attratto dalle sue caratteristiche peculiari che sono dinamicità, velocita, ardore, coraggio, forza, combattimento; attributi che possiede lo sportivo moderno e che devono essere trasportati nell’uomo e nell’intera società del tempo. Questa visione dello sport ha una notevole trasposizione nell’arte di inizio ‘900, con Boccioni, Carrá, Sironi, Marini e lo stesso Marinetti, che rappresentano la forza spirituale dello sport e degli sportivi nelle loro opere.

«Il Futurismo ha bisogno di poeti dall’anima libera e di atleti dai muscoli possenti»:

questo scriveva Marinetti nel 1910 sulla Gazzetta dello Sport. Da questa frase si intuisce quale sia l’impiego di questa libertà d’animo e di questa forza dinamica: il combattimento e la guerra. Questa visione che unisce lo sport alla guerra sarà talmente predominante che, nel periodo dell’avvento dei totalitarismi, sarà utilizzata per forgiare i popoli alla guerra e al dominio, politico e razziale.

Lo sport, con i suoi effetti di modernità, servirà alle dittature per portare gli stati verso la guerra.

Approfondimenti video:

ALLA “MILLE MIGLIA” SI TAGLIA IL PRIMA TRAGUARDO
http://www.raistoria.rai.it/articoli/alla-mille-miglia-si-taglia-il-primo-traguardo/12525/default.aspx
FILIPPO TOMMASO MARINETTI – IL FUTURISMO https://www.youtube.com/watch?v=OPQOL8O2JEg

Articolo scritto dal Dott. Daniele Susini
Sito web: www.storiapertutti.it

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Bibliografia:
1. D. Fury, H. Brown, Johnny Weissmuller: Twice the Hero, Artists Pr 2000
Sitografia:
2. D. M. De Luca, La tregua del Natale 1914, http://www.ilpost.it/2014/12/25/tregua-natale-1914
3. R. L. Quercetani, Temi olimpici: la politica, le guerre, i boicottaggi, http://www.treccani.it/enciclopedia/temi-olimpici-la-politica-le-guerre-i-boicottaggi_%28Enciclopedia_dello_Sport%29